
09/02/2026 09:00
Dopo due uscite nei Comuni di Cessapalombo e Belforte del Chienti, il Caffè letterario torna nella Caffetteria del teatro di Caldarola, venerdì 13 febbraio alle 21.15 (ingresso libero) con l'autore Silvano Fazi che presenta i suoi due testi in dialetto, con l'introduzione di Agostino Regnicoli.
Durante la serata non mancheranno le tisane offerte dall'Erboristeria Il mondo delle erbe di Tolentino.
Me sa mijj’anne Ovviro le avventure e le disavventure de òtto generażżïó de contadì de le parte de Macerata di Silvano Fazi "Il racconto di Silvano Fazi è uno spusalizzju, un convito spettacoloso; c’è il dialetto: tutti i termini, le locuzioni, i modi di dire del dialetto; c’è la storia, un pezzo di storia di quello che Prosperi chiama il volgo disperso; ci sono gli stornelli, le ottave in rima, i dispetti; ci sono i documenti di archivio, le foto, le lettere; ci sono le tradizioni, le usanze, i riti; ci sono le immagini idealizzate di quelli che erano i personaggi della campagna; ci sono le citazioni degli altri libri che hanno trattato l’argomento della contadinanza come categoria del folklore e dell’anima; c’è il memoir in cui racconta senza giudizi né pregiudizi di sé bambino e poi ragazzo che incontra il mondo di fuori dalla cerchia familiare e paesana…" (Dalla postfazione di Giuseppina Pieragostini) Finalista Premio Nazionale “Salva la tua lingua locale” 2022 – sezione prosa edita
Piticchì: Nel libro Silvano Fazi racconta cinquanta scandafàole (fiabe e novelle) scelte tra quelle che hanno raccolto, a partire dall’ultima parte dell’Ottocento ad oggi, nelle Marche centromeridionali diversi autori: Filippini, Gargiolli, Gianandrea, Ginobili, Mannocchi, Pigorini Beri, Principi, Vitaletti e numerosi altri. Giunte a noi trascritte nei modi più diversi e sparse in una miriade di pubblicazioni (libri, opuscoli e giornali), Fazi ce le racconta nella parlata dialettale maceratese, così come venivano narrate un tempo nelle nostre campagne accanto al fuoco o dentro le stalle nelle sere d’inverno.
L’operazione di raccontarle direttamente in dialetto riconnette l’esperienza del lettore odierno – come scrive nella prefazione Silvia Alessandrini Calisti – “alle emozioni dell’ascoltatore dei secoli passati, che certe storie le sentiva narrare colorate dalle espressioni idiomatiche più adatte a rendergli comprensibili certi concetti, sentendoli concretamente propri perché espressi con il linguaggio che gli era naturale. […] Questa scelta, in realtà, rende la restituzione di questo tipo di storie ancor più fedele alla loro trasmissione tradizionale, che avveniva oralmente, lasciando libero spazio all’interpretazione personale, alle capacità oratorie del narratore e alla sua maestria nel catturare l’attenzione, confezionando l’esposizione in base alle sue esperienze, al tipo di pubblico e alle esigenze del momento”.